Consigliera di Parità della Provincia di Avellino
"Questa di Marinella è la storia vera.." sono i miei primi versi di De Andrè , la mia ninna nanna.
Ho conosciuto a fondo De Andrè solo dopo i vent'anni, quando mi è esploso tra le mani un concept album politico e coraggioso "Storia di un impiegato" e da quel momento non ho mai smesso di amarlo.
La scelta di guardare il mondo con gli occhi dei dannati della terra, salvando nelle canzoni tutto ciò che lo sguardo scandalizzato del conformismo e della morale condanna, la capacità di leggere in profondità l'abisso della disperazione e di raccontare con verità e passione quel chiaroscuro dove vivono ladri, impiccati, oppressi e transessuali resta la testimonianza più vera sel suo sentire, patrimonio di tutti quanti lo ascoltino.
Ed oggi quando mi capita di incontrare qualcuno che ama De Andrè mi sembra di conoscere un pò della sua anima, condividere il privilegio della poesia musicale nel momento in cui diventa coscienza politica, comprensione umana, preghiera.
Ora torno a ripensare a quei versi ascoltati da bambina per parlare di storie di donne "pensate con amore in un attimo di libertà": da MARINELLA , prostituta sedicenne scaraventata nel fiume da un delinquente, trasfigurata da De Andrè in una rosa, simbolo di una bellezza inconsapevole ed innocente, che vive in ogni donna anche in quelle finite "sulle cattive strade", a tutte LE PASSANTI, le occasioni lasciate ad aspettare, "felicità intraviste" per chi ha rimpianto quelle labbra che non si è riusciti a trattenere, quegli occhi non più rivisti, "il più bel paesaggio".
Fabrizio in una magica fusione di musica e versi ci ha fatto conoscere l 'incanto e la malinconia di donne come NANCY, la ragazza dalle calze verdi che dormiva con tutti e si innamorò di tutti, non proprio di qualcuno, non solo di qualcuno e la forza di donne capaci di implorare la salvezza del proprio uomo condannato per aver rubato sei cervi al parco del re, come la compagna di GEORDIE , "consolata" da un privilegio raro: una corda d'oro per l'impiccaggione del suo amato.
Donne coraggiose come GIOVANNA D'ARCO, (testo originale di Cohen), la contadina analfabeta che "sente le voci" , difende il proprio popolo dagli invasori e viene condannata "strega" al rogo. Fabrizio attraversa il buio della solitudine di un'eroina "vocata al trionfo e al pianto"che si salva concedendosi sposa all'estasi del fuoco.
Donne di speciale amore e speciale dolore come l'umanissima MARIA segnata da un destino di grazia e gloria per i cristiani, di sofferenza per De Andrè che la canta come donna non come madre di Dio, attraversando i disagi e l'emarginazione di una piccola Maria che passa dalla verginità alla maternità aaffrontando quella siepe di sguardi "gravi" che non fanno male nella stagione di esser madre, e il dramma e il dolore di una madre Maria costretta a piangere il figlio che le viene tolto "non fossi stato figlio di Dio, ti avrei ancora per figlio mio".
Donne troppo spesso vittime di una società coniugata al maschile come la nuorese FRANZISKA , "la donna di" un latitante stanca di vivere senza vivere,"stanca di ballare con un uomo che non ride e non la può baciare".
Pensare alle donne cantate da De Andrè è sentirsi parte della loro umanità, rispecchiarsi in un mondo che riflette il nostro volto più autentico.
Forse risiede qui la ragione vera della ritrosia di Fabrizio, che ha tenuto in ombra il proprio volto per farsi tramite di altre storie, di altri volti spesso di una bellezza imprevedibile e fragile, come quella scovata in VIA DEL CAMPO in mezzo al "letame" da cui "nascono i fiori".
Via del campo è un vicolo stretto e tortuoso di Genova che fa storcere il naso alla società per bene ma piace ai poeti.
E' lì che si può avere la fortuna di incontrare la bellissima SUZANNE (testo originale di Cohen) che "ti indica i colori tra la spazzatura e i fiori, e di viaggiarle insieme..se sai toccarle il suo corpo perfetto con la mente".
Come è capace di fare Fabrizio che non guarda mai le donne come passivo oggetto del desiderio.
Ma il rispetto di Fabrizio per la donna non ha nulla a che vedere con quella concezione maschilista di osservanza di una sorta di "sacralità" della creatura femminile che da una lato le ha castigato il corpo, dall'altro l'ha resa prigioniera della sua stessa femminilità.
Il rispetto di Fabrizio si esprime nella celebrazione e santificazione di BOCCA DI ROSA , che fa l'amore nè per noia nè per professione ma per pura passione, libera da falsi pudori e ipocrisie.
Solo che tale inclinazione, il suo sensuale "cattivo esempio" in un paese come Avellino "scatena l'ira delle cagnette a cui aveva sottratto l'osso".
Che dire ancora? Fabrizio De Andrè è da solo un'intera isola sospesa tra i mari della dolcezza e della rabbia (Stefano Benni)..ed io aaggiungerei che è anche il "femminista" più rivoluzionario della canzone italiana.
LA CANZONE DI MARINELLA
LE PASSANTI
NANCY
GEORDIE
Mentre attraversavo London BridgeGIOVANNA D'ARCO
AVE MARIA
FRANZISKA
VIA DEL CAMPO
SUZANNE
BOCCA DI ROSA
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