Visioni
Indice
CINEMA
Il resto di niente
Moolade
Respiro
Un'ora sola ti vorrei
TEATRO
Cunto de agua
Gli ultimi saranno gli ultimi
La zattera
Tutta casa letto e chiesa
SCAFFALE
IL RESTO DI NIENTE
regia: ANTONIETTA DE LILLO
Tratto dall'omonimo romanzo di Enzo Striano, "Il resto di niente " racconta, fra realtà ed invenzione, la storia di Eleonora Pimentel Fonseca, donna di grande cultura e statura intellettuale, che fu al centro delle vicende della Rivoluzione Partenopea del 1799.
Il film si concentra sui sentimenti e sulle emozioni che animarono i protagonisti dellala Rivoluzione, secondo la precisa volontà della regista di restituire alla storia quella passione che è essenza dell’utopia.
La vicenda è ripercorsa attraverso i ricordi di Eleonora, che, a poche ora dalla propria impiccagione, compie un “viaggio” interiore nella propria esperienza.
L'intenzione della De Lillo è quella di mettere "la macchina da presa al centro di un'anima di una donna, per registrare dolori, speranze e passioni di un'intera esistenza" proprio mentre quest'esistenza sta per finire.
Eleonora interpretata dalla brava Maria de Medeiros non accetta una società di soprusi e si chiede come sia possibile un mondo nuovo e la felicità per tutti.
E si chiede anche come parlare al popolo e il popolo che lingua parli e se voglia veramente la rivoluzione o è solo un elitè illuminata a volerla per lui.
E si interroga se della "sua" Rivoluzione e delle sue lotte le sia rimasto veramente qualcosa oppure, come
dicono a Napoli, "il resto di niente".
I tempi del film non sono, dunque, quelli della Storia, ma quelli dell’anima che si interroga preparandosi ad affrontare la morte.
L’espediente è molto interessante perché rappresenta un approccio intimista, inconsueto, al film storico.
[^ Sopra]
MOOLADE
regia: SEMBENE OUSMANE
In un villaggio senegalese Collé Ardo, la donna protagonista, si oppone all'escissione della figlioletta obbligata dalla legge.
La notizia circola subito in tutto il paese e dagli altri villaggi arrivano quattro ragazzine, anche loro in fuga dal "rito", rivendicando il diritto d'asilo alla donna.
Il Mooladé che è una vecchia parola in dialetto peul, il cui equivalente esiste anche inwolof e inmandinga per esprimere il diritto d'asilo, la protezione che si accorda alle persone in fuga.
Seconda parte nel progetto di una trilogia dopo Faat Kiné (2000) con protagonista una ragazza madre che lotta contro il pregiudizio, Mooladé è un film magnifico, in cui la lucida sensibilità del regista padre del cinema africano privilegiando ancora una volta il femminile, sa mettere a nudo i meccanismi repressivi della tradizione usata come forma di controllo sociale, specie verso quelle parti della società, le donne, considerate le più sovversive.
[^ Sopra]
RESPIRO
regia: EMANUELE CRIALESE
Storia di Grazia, Valeria Golino, moglie di uno dei tanti pescatori di Lampedusa, e madre di tre figli. Grazia è una donna giovane, che alterna solarità e dolcezza a introversione e rabbia.
Una donna considerata stravagante e diversa da tutte le altre, che non riesce a stare al suo posto, che è controllata a vista da tutta la comunità, compatita, fonte di continue preoccupazioni e pettegolezzi. Una donna "da raddrizzare".
Grazia è naturalmente condradditoria e la sceneggiatura non cerca di trasformarla in un'eroina in lotta contro il bigottismo e l'arretratezza culturale del microcosmo in cui vive.
Grazia, infatti, è così e tale sarebbe in qualsiasi contesto.
Pasquale, il figlio tredicenne,è il solo che riesce a capire il desiderio di libertà della madre e la sua spensieratezza, cercando di proteggerla dalle pressioni sempre crescenti della comunità e dal padre, che vuole farla ricoverare in un ospedale a Milano.
Il film doveva essere intitolato Oscia, saluto che si scambiano gli abitanti di Lampedusa e che significa "fiato mio": Respiro è, quindi, la sua traduzione italiana più semplice e poetica.
[^ Sopra]
UN' ORA SOLA TI VORREI
regia: ALINA MARASSI
Celebrazione del sentimento nostalgico, “Un’ora sola ti vorrei” è il montaggio che Alina Marazzi ha realizzato sulla vita della madre Liseli Hoepli, scomparsa quando la regista era ancora bambina, ma tenuta viva nella memoria attraverso un vasto numero di filmini in Super8 che il nonno ha gelosamente custodito nel suo archivio personale.
Inizia con una voce registrata il viaggio alla ricerca di un’identità perduta, ricostruita nella sua dolcezza e nella fragilità di una donna che a soli 33 anni ha scelto di togliersi la vita.
Per la Marazzi – così come per lo spettatore – il cinema apre la strada alla conoscenza di sé e di un passato tenuto, per molti anni, gelosamente nascosto: madre e figlia, come in uno specchio.
Un film sulla nostalgia come sentimento comune, dolce, essenziale e necessario al superamento di una perdita
[^ Sopra].
CUNTO DE AGUA
Con Lucio Calandrella, Juana Lacorazza, Gina Lacorazza, Davide Pagano e Danila Sanniola
scritto e diretto da Alina Narciso
Riti, mistero, credenze popolari, filtri d’amore e di morte sovvertono le ferree leggi della storia in un miscuglio magico e sensuale. Antichi retaggi di culture popolari mescolano suggestivamente il sacro e il profano restituendo alla vita l’incertezza ed alla politica la dimensione utopica.
“Cunto de aguas” evocando la struttura fiabesca dei “cunti napoletani” inscena un viaggio verso il Latinoamerica, più precisamente Cuba, ricco di sortilegi ed incantesimi e gravido di cambiamenti.
Dal porto di Napoli verso la metà del ‘900 parte una folla variopinta di personaggi, che come i “migranti” di sempre, impersonano povertà, speranze e delusioni.
Il tema del viaggio diventa metafora della transizione, dalla fine di un’epoca - - il secolo breve - all’inizio di quello attuale.
Il viaggio diventa momento di incontro tra culture differenti, tra mondi lontani ma intimamente legati. Oggi il nomadismo è parte di noi, non siamo più solo la nostra terra d’origine, ma gli infiniti luoghi e paesi che abbiamo attraversato o che lasciamo che ci attraversino con i loro differenti idiomi.
Le credenze popolari mostrano un comune denominatore nel tessuto più profondo della sensibilità popolare: il culto dei morti.
Alina Narciso restituisce un quadro composito in cui il métissage e l’incontro tra diversità culturali diventa la cifra distintiva dello spettacolo così come del nostro tempo.
[^ Sopra]
GLI UTIMI SARANNO GLI ULTIMI
con Paola Cortellesi, regia: Giampiero Solari
Un'operaia incinta si ritrova disoccupata alla vigilia del parto. La donna è disperata e la sua reazione è improvvisa quanto maldestra: irrompe sul posto di lavoro e prende in ostaggio la responsabile del suo licenziamento.
Questo è il punto di partenza di "Gli ultimi saranno ultimi" un monologo dissacrante, pungente e comico che gravita intorno al mondo del lavoro.
Una vicenda vissuta tutta in una notte, in cui si incrociano i destini di donne e uomini normalmente distanti tra loro: una fredda dirigente d’azienda piegata alle leggi di mercato, una ingenua poliziotta di provincia, una transessuale sarcastica e disillusa, un guardiano notturno pensionabile e trasandato, una saggia donna delle pulizie fissata con le canzonette e un bambino che sta per nascere…
Interprete di tutti i personaggi di questa storia fuori dall’ordinario: la bravissima Paola Cortellesi. Protagonista: la donna, raccontata, cantata e vista attraverso i tanti personaggi che le ruotano attorno, cui dà voce Paola Cortellesi. "La donna ha il senso della complessità dei problemi,avverte troppo spesso il limite della politica rispetto ai problemi reali della vita quotidiana."
[^ Sopra]
LA ZATTERA
Compagnia I Liberanti in collaborazione con la Casa Circondariale di LAURO (Av) -
con Salvatore Caradonna, Massimo Malesci, Franco Melone, Sergio Spagnuolo
regia Alessandra Cutolo
In un momento storico in cui non sembra possibile immaginare utopia ma distopia, , e la città globale identica nelle sue diverse localizzazioni produce nei differenti angoli del pianeta marginalità e devianza, l’unica legge che sembra governare le relazioni umane è quella della sopraffazione.
Una compagnia di attori - detenuti ed ex detenuti - racconta una storia di cannibalismo.
Su una zattera, semplificazione e materializzazione di un’idea di spazio comune, ristretto e limitato, tre naufraghi: il grosso, il medio ed il piccolo, si accordano su chi dei tre sarà mangiato dagli altri due.
E’ affondata la civiltà, la fiducia nei confronti della politica come possibilità di mediazione, l’etica e la giustizia sociale, è il momento dell’atroce prevalenza dell’istinto bestiale.
Il testo è stato realizzato ad opera degli attori stessi, che hanno trasferito la situazione nel loro sistema di pensiero e relazione, oltre che nel loro sistema linguistico in cui la mediazione culturale è debole, quasi assente; il conflitto è diretto, l’allusione ad un vissuto di sopraffazione subita o praticata è continua.
E’ divenuto quindi strumento espressivo di una soggettività dolente ma fiera, sommersa ma vibrante che ha trovato nel teatro, l’ultima citta’ ideale, in cui è ancora possibile porsi al di là del tempo, in un eterno presente, ridere dei meccanismi atroci delle relazioni umane, e mettersi a nudo attraverso il gioco finzione-verità.
[^ Sopra]
TUTTA CASA LETTO E CHIESA
di Dario Fo, Franca Rame con Lucia Vasini regia Vito Molinari
I dubbi, le malinconie, le disperazioni, le manie, i desideri, i complessi, le angosce, le gioie, i piaceri, le difficoltà "dell'altra metà del cielo": storie di donne.
Operaia, casalinga o impiegata hanno in comune la disperazione di trovarsi sole con i problemi della vita quotidiana, con la voglia di riscatto, di parità sociale e soprattutto di sesso.
Perché il vero protagonista è l'uomo, o meglio il suo sesso.
È una lezione magistrale sul rapporto di coppia: una lezione per "lei", utilissima per "lui" che porta inevitabilmente il pubblico a ridere e a riflettere.
Molière diceva: "Quando vai a teatro e vedi una tragedia, t'immedesimi, partecipi, piangi, piangi, piangi, poi vai a casa e dici... Ma come ho pianto bene questa sera... Dopodiché dormi rilassato.
Il discorso politico ti è scivolato addosso come l'acqua sul vetro. Mentre per ridere, continua Molière, ci vuole intelligenza, acutezza. Nella risata ti si spalanca la bocca ma anche il cervello e nel cervello ti si infilano i chiodi della ragione".
[^ Sopra]
SCAFFALE
ALZARE IL CIELO, G.Mazzini
ANNI DI PIOMBO, M.Von Trotta
BELLA DI GIORNO, L.Bunuel
DA QUANDO OTAR E' PARTITO, J.Bertuccelli
DESERTO ROSSO, M.Antonioni
FUORI VENA, Tekla Taidelli
GIOVANNA D'ARCO, J.Rivette
HERMANAS, J.Solomonoff
IL BUIO NELLA MENTE, C.Chabrol
LA FATA DEI CAVOLI, A.Guy
LA CITTA' DELLE DONNE, F.Fellini
LADYBIRD LADYBIRD, K.Loach
LA MIA VITA SENZA DI ME, I.Coixet
LA DONNACCIA, S.Siani
LEZIONI DI PIANO, J.Campion
MARE NERO, R.Torre
MICA SCEMA LA RAGAZZA, F.Truffaut
MON TRESOR, K.Yedaya
MONICA E IL DESIDERIO, I.Bergman
MOUCHETTE,R. Bresson
QUESTA E'LA MIA VITA, J.L.Godard
PERSONA, I.Bergman
QUASE DOIS IRMAOS, L.Murat
QUERELLE DE BREST, R.W.Fassbinder
SUSSURRI E GRIDA, I.Bergman
TATJANA, A.Kaurismaki
RYNA, R.Zenide
ROSETTA, Dardenne
TEN, A.Kiarostami
TUTTO SU MIA MADRE, P.Almodovar
[^ Sopra]